Come riconoscere ed evitare gli alimenti che provocano intolleranze

Chi ha un’allergia o un’intolleranza legata a determinati alimenti deve studiare l’elenco degli ingredienti e adattare la sua alimentazione. Tuttavia, la vera sfida consiste spesso nello scoprire quali sono gli alimenti non tollerati. Vi riveliamo come farlo.

Alcuni scienziati di Harvard hanno recentemente analizzato le cartelle di 2,7 milioni di pazienti americani. Il risultato: circa il quattro percento delle persone soffre di un’allergia alimentare[1]. Per quanto riguarda la Germania, i numeri sono simili. Secondo la Società tedesca per la nutrizione, fra il tre e il quattro percento degli adulti ha un’allergia alimentarel[2]. Molto più frequenti sono invece le intolleranze alimentari, come quella al lattosio, che colpisce tra il 15 e il 20 percento delle persone.

Gli interessati devono esaminare attentamente l’elenco degli ingredienti per non ricevere, dopo cena, brutte sorprese che vanno da mal di pancia e forte flatulenza fino a eruzioni cutanee, capogiro e shock anafilattico. Non sempre si riesce a collegare facilmente i disturbi a determinati alimenti. Le conseguenze: le persone non riescono a scoprire qual è il problema.

In questo articolo scoprirete cosa succede al corpo quando c’è un’allergia alimentare, quali sintomi indicano la presenza di un’allergia e come smascherarla con l’aiuto di un esame del sangue di una dieta di eliminazione. Inoltre: Tipologie, sintomi e trattamento delle intolleranze alimentari

Cos’è un’allergia alimentare?

In caso di un’allergia, il vostro sistema immunitario reagisce ad una sostanza innocua. Queste sostanze che possono scatenare un’allergia sono chiamate allergeni. Si tratta di diverse proteine che si trovano, ad esempio, nei pollini, nel pelo degli animali, negli escrementi degli acari della polvere e, per l’appunto, negli alimenti.

Cosa succede quando nel corpo c’è un’allergia?

Un’allergia ha sempre inizio con la sensibilizzazione nei confronti di un allergene. Ciò significa che il corpo produce determinati anticorpi IgE in quantità troppo elevate. Queste immunoglobuline (da cui deriva la sigla “Ig”) sono specializzate nel tenere lontani dal corpo determinati intrusi. Quindi il sistema immunitario combatte, ad esempio, batteri, virus, vermi e, purtroppo, anche gli innocui allergeni.

Gli anticorpi IgE si uniscono ai recettori dei mastociti, le cellule del sistema immunitario. I laboratori sono in grado di determinare la quantità eccessiva di anticorpi IgE nel sangue e di attribuirli agli allergeni corrispondenti: è così che funziona untest allergico tramite esame del sangue Se si entra nuovamente in contatto con l’allergene, quest’ultimo si attacca agli anticorpi IgE, costringendo i mastociti a produrre sostanze messaggere, come l’istamina. L’istamina favorisce le infiammazioni scatenando quindi i diversi sintomi dell’allergia. Se in questo modo non solo avviene una sensibilizzazione, ma si verificano anche dei disturbi, si parla di allergia[3, 4].

Cosa succede nel corpo quando c’è un’allergia?”
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<h3><strong><br />Tipologie di allergie alimentari</strong></h3>
<p>Gli esperti distinguono diversi tipi di allergie.
La forma di allergia più ricorrente è quella<strong>a riscontro immediato, allergia tipo I,</strong>, alla quale appartengono anche le allergie alimentari.
Con queste allergie, la reazione si manifesta direttamente dopo aver assunto l’allergene.
Una persona allergica agli arachidi percepirà i sintomi da pochi secondi a 20 minuti dopo aver mangiato, ad esempio lingua patinata ed eruzioni cutanee<sup>[5]</sup>.
Sono possibili anche <strong>reazioni immediate ritardate</strong>, con le quali dopo quattro-sei ore si verifica un’ulteriore reazione allergica.</p>
<blockquote>
<p><em>Buono a sapersi:
Alcune allergie alimentari scompaiono da sole in età adulta.
 Allergie al latte, alle uova, alla soia e al grano, ad esempio, colpiscono soprattutto i bambini e scompaiono nel 90 percento dei casi.
Nella maggior parte dei casi, invece, le allergie alle noci, al pesce e ai crostacei interessano le persone colpite per tutta la vita<sup>[8]</sup>.</em></p>
</blockquote>
<h3><strong>Come si sviluppa un’allergia alimentare?</strong></h3>
<p>Le allergie vengono definite oggi “piaghe sociali”.
Negli ultimi decenni, il numero delle malattie allergiche è in continua crescita.
Eppure gli scienziati non sono ancora sicuri su quali siano le cause.
Una spiegazione diffusa è l’<strong>ipotesi dell’igiene</strong>, che ritiene lo stile di vita lontano da sporco e germi responsabile per la diffusione delle allergie<sup>[7]</sup>.
Eppure, a quanto pare, anche i fattori genetici rivestono un ruolo importante.</p>
<h3>Le allergie sono ereditarie?</h3>
<p>Normalmente, nessuno nasce con un’allergia.
Tuttavia, alcune persone possono avere una <strong>predisposizione ereditaria</strong> per le allergie.
Queste persone presentano un rischio decisamente più elevato di sviluppare un’allergia.
Ciò vale spesso per le allergie in generale, ovvero:
i figli di genitori che soffrono di febbre da fieno sono soggetti a tutte le allergie, sia ai pollini che al pelo degli animali o al cibo.
Lo stesso avviene anche con altre cosiddette <strong>malattie topiche</strong>, che sono strettamente legate alle allergie e spesso si presentano insieme a queste ultime, soprattutto nel caso di <span><strong><a href=neurodermite e asma[2, 8, 14].

Buono a sapersi: Da neonati, il ventre materno è la nostra casa e influenza lo sviluppo del nostro corpo. Perciò, anche l’alimentazione della madre può influenzare lo sviluppo di allergie. Sembra che anche il taglio cesareo o l’età avanzata della madre aumentino il rischio di allergie alimentari[8].

Quante persone hanno un’allergia?

Lo sporco protegge dalle allergie?

L’ipotesi dell’igiene si basa sull’osservazione secondo la quale le allergie sono più ricorrenti nelle città, mentre nei bambini cresciuti in fattorie sono molto più rare. Secondo questa teoria, negli ambienti igienici nei quali ci muoviamo nel mondo occidentale, il nostro sistema immunitario incontra troppo raramente corpi estranei come agenti patogeni, vermi e parassiti. Le difese immunitarie non hanno niente di sensato da fare e sfruttano le loro forze per difendersi da sostanze innocue come alimenti e pollini: così nasce un’allergia[2, 7, 9].

Buono a sapersi: È nei primi mesi di vita, e forse addirittura già nel ventre materno che si decide se nel corso della nostra vita svilupperemo un’allergia. Perciò dipende dall’ambiente di cui i neonati si trovano all’inizio della loro vita: le vacanze in agriturismo fatte più avanti non serviranno a impedire le allergie.

Qual è il ruolo dell’intestino nell’insorgere di un’allergia?

Il microbioma (in maniera antiquata, anche chiamato flora intestinale) costituisce l’insieme di miliardi di batteri che abitano il nostro intestino. Questo microbioma contribuisce in maniera decisiva sin dalla prima infanzia allo sviluppo del nostro sistema immunitario. I ricercatori suppongono che il nostro stile di vita moderno si ripercuota sui batteri intestinali, che, a loro volta, influenzano l’insorgere di allergie[12].

Uno studio effettuato in Estonia ha illustrato che i bambini estoni, che crescono relativamente spesso nelle fattorie e trascorrono molto tempo all’aperto, presentano nell’intestino insediamenti batterici molto migliori rispetto ai bambini svedesi, che raramente crescono nelle fattorie[10].

Il latte materno protegge dalle allergie?

Per fare in modo che il sistema immunitario si sviluppi in maniera sana, è ideale che le madri allattino i loro bambini per almeno quattro mesi. Appena fino a pochi anni fa venivano consigliate regole alimentari severe a tale proposito. Per ridurre il rischio di allergie nei bambini, le donne in allattamento dovevano rinunciare talvolta alle uova, talvolta alle noci, ai latticini o ai prodotti a base di grano. Gli esperti sconsigliavano anche di preparare la pappa per il bambino utilizzando cereali contenenti glutine. Anche il pesce era tabù, come, in parte, il sedano o le carote.

I nuovi studi hanno ribaltato questi consigli di 180 gradi, dimostrando che i bambini tollerano meglio determinati alimenti se ne sono entrati in contatto nel ventre materno o durante l’allattamento[11]. Naturalmente, questo vale solo se il bambino non ha già sviluppato un’allergia!

Buono a sapersi: Se il vostro neonato ha un’allergia alimentare, anche la madre deve rinunciare all’alimento corrispondente durante l’allattamento.

Come si può prevenire un’allergia?

L’insorgere di un’allergia è un procedimento complesso, che gli scienziati non hanno ancora compreso al cento percento. Dei consigli vincolanti su come prevenire un’allergia non ci sono.

Le linee guida mediche danno, però, dei suggerimenti su come rendere un po’ meno probabile un’allergia. Questi suggerimenti si rivolgono alle “famiglie a rischio”, ovvero a quelle famiglie nelle quali si riscontrano malattie allergiche, neurodermite o asma. Alcuni di questi consigli sono[15]:

  • madre e figlio non dovrebbero evitare gli allergeni nell’alimentazione, anche il consumo di pesce da parte della madre può avere un effetto protettivo.
  • Dall’inizio della gravidanza, le madri dovrebberoevitare il fumo di tabacco.
  • Le donne in gravidanza o in allattamento e i bambini non dovrebbero entrare in contatto con muffe.
  • Non dovrebbero avere gatti come animali domestici, a meno che il bambino non presenti un elevato rischio di sviluppare un’allergia al pelo del gatto. In questo caso, il contatto precoce può avere un effetto positivo.
  • Dovrebbero esporsi il meno possibile ai gas di scarico

Alimenti che provocano allergie

Cosa provoca le allergie:
pesce e crostacei, uova, latte, noci, prodotti a base di grano

170 alimenti sono considerati allergeni, tuttavia la maggior parte delle reazioni viene causata da una ristretta cerchia di cibi. I fattori scatenanti più ricorrenti sono il latte di mucca, le uova, le arachidi, le noci, la soia, il grano, il pesce e gli animali doati di guscio duro[6, 18].

Allergia al latte di mucca

L’allergia al latte di mucca è l’allergia alimentare più ricorrente[19]. Normalmente, si sviluppa durante l’infanzia e, nella maggior parte dei casi, scompare in età scolare. Le persone allergiche al latte di mucca reagiscono a tutti i latticini, quindi anche al formaggio, allo yogurt, al burro e alla panna. Il 92 percento di loro è anche allergico al latte di capra. Le persone che reagiscono al latte di mucca dovrebbero evitare anche i prodotti contenenti latte di capra e di pecora[21].

Importante: Un’allergia al latte di mucca costituisce una malattia ben diversa dall’intolleranza al lattosio.

Allergia alle uova di gallina

L’allergia alle uova di gallina, dopo quella al latte di mucca, è l’allergia alimentare più ricorrente in età infantile. Anche questa spesso scompare prima dell’età adulta[6].

Buono a sapersi: Alcuni alimenti hanno un potenziale allergico più basso se cotti. Ad esempio, molte persone allergiche tollerano il latte ben riscaldato o le uova usate per preparare ricette da forno. Al contrario, le arachidi presentano addirittura un potenziale allergico più alto se tostate[22-24].

Allergia alle noci

Nel caso dell’allergia alle noci, gli esperti distinguono tra l’allergia alle arachidi, che in realtà sono legumi, e quella ad altre noci, che chiamano noci da albero. Tutte le allergie alle noci tendono a causare relativamente spesso reazioni molto forti, che arrivano fino allo shock anafilattico[26,27].

Allergia al pesce e agli animali dotati di guscio duro

L’allergia al pesce si manifesta spesso in età adulta. Nella maggior parte dei casi, le persone colpite non tollerano tutti i tipi di pesce. In compenso, la maggior parte delle persone allergiche al pesce può mangiare senza problemi animali dotati di guscio duro e viceversa.

Anche l’allergia agli animali dotati di guscio duro si sviluppa solitamente in età adulta. Fanno parte degli animali dotati di guscio duro tutti i crostacei, inclusi il granchio e l’astice, i molluschi, incluse le ostriche, le capesante e le seppie, nonché gli insetti, come gli scarafaggi e le cavallette. Poiché gli acari della polvere sono animali dal guscio duro, le persone allergiche agli animali dal guscio duro sono spesso allergiche anche alla polvere domestica[20].

Allergia al grano

L’allergia al grano si sviluppa nella maggior parte dei casi in età infantile e, normalmente, scompare prima dell’età adulta[8]. Il 20 percento delle persone allergiche al grano presentano reazioni crociate con altri tipi di cereali, come farro e segale[20]. Tuttavia, non è necessario rinunciare a tutti i cereali solo in caso di dubbio, poiché ciò potrebbe limitare troppo la vostra alimentazione. In caso di dubbi, è meglio sottoporsi a un test allergico. La cosa migliore sarebbe verificare, tramite un test di provocazione, cosa effettivamente non tollerate.

Importante: L’allergia al grano non è celiachia! Le persone allergiche al grano, possono consumare alimenti contenenti glutine se non contengono grano.

Allergia alle spezie

Le spezie si trovano in tutti gli alimenti lavorati, i cosmetici e i prodotti per la cura dei denti. Tuttavia, non vige l’obbligo di indicazione sulla confezione. Ciò rende più difficile agli allergici evitare determinate spezie. Tuttavia, le allergie alle spezie sono relativamente rare. Comunque, le allergie più ricorrenti sono ancora quelle alla cannella e all’aglio, più rare sono le reazioni al pepe nero e alla vaniglia[28].

Allergie crociate

Non è l’intero alimento a provocare la reazione allergica, bensì gli allergeni in esso contenuti, determinate albumine. Talvolta diverse di queste proteine sono talmente simili che il corpo non è in grado di distinguerle. In questo caso può verificarsi una reazione crociata: il corpo è sensibilizzato nei confronti di un allergene, ma reagisce anche a un altro. Questo avviene tra alimenti (chi è allergico alle pesche reagisce spesso anche alle mele), ma può anche capitare che un’allergia al polline provochi una reazione crociata con frutta, verdura e noci. Addirittura il latex provoca allergie crociate ai kiwi, alle banane e agli avocado.

Gli alimenti e le loro possibili allergie crociate[6]:

Allergia a

Reazione crociata con

Rischio di allergia crociata

Latte di mucca

Latte di capra

92 percento

Melone di Cantalupo

Anguria, banana, avocado

92 percento

Gamberetti

Granchio, astice

75 percento

Pesche

Mele, prugne, ciliegie e pere

55 percento

Pollini

Mele, pesche, meloni

55 percento

Salmone

Pesce spada, sogliola

50 percento

Noci

NocI DEL Brasile, anacardi, nocciole

37 percento

Latex

Kiwi, banane, avocado

35 percento

Grano

Orzo, segale

20 percento

Allergie alimentari: sintomi

C’è una moltitudine di sintomi che possono indicare la presenza di un’allergia o di un’intolleranza. Alcuni sono lievi o a malapena riconoscibili, altri sono evidenti e altri ancora sono molto gravi, come per esempio lo shock allergico. Ormai le allergie alimentari non interessano più solo la bocca o il tratto stomaco-intestino, ma anche la pelle e le vie respiratorie[2, 5].

Quali sintomi si manifestano con le allergie alimentari?

Con le reazioni allergiche si verificano spesso i seguenti sintomi:

  • Arrossamenti e gonfiori alla pelle (orticaria)
  • Diarrea, vomito e mal di pancia
  • Bruciore della cavità orale, mucose e lingua gonfia
  • Dall’insufficienza respiratoria all’asma allergica
  • Abbassamenti di pressione/li>

Sintomi di un’allergia alimentare

Casi estremi: Shock allergico

La forma più grave di reazione allergica è lo shock allergico, anche chiamato shock anafilattico. Nella maggior parte dei casi, le cause sono il veleno degli insetti, i medicinali e, soprattutto tra i bambini, il cibo. Tra gli alimenti, quelli che provocano spesso uno shock sono noci, soia, animali dotati di guscio duro, latte e uova.

Quando si verifica uno shock allergico, vengono rilasciate grandi quantità di istamina, che provoca un forte ingrossamento dei vasi sanguigni. Di conseguenza, la pressione sanguigna diminuisce rapidamente, si verificano capogiri, svenimenti e, nei casi peggiori, addirittura la morte.

Se il pericolo di uno shock è conosciuto, dovete reagire in fretta quando si manifestano forti sintomi allergici e chiamare tempestivamente il medico di guardia. Fino all’arrivo del medico di guarda, la persona interessata dovrebbe essere posto in posizione antishock, quindi disteso e con le gambe sollevate. I pazienti a rischio portano spesso con sé anche un set di emergenza che contiene una adrenalin pen. Questo medicinale di emergenza può far passare lo shock [3, 4].

Buono a sapersi: A seconda della gravità di un’allergia, talvolta basta una quantità minima di un allergene per scatenare uno shock allergico, ad esempio residui di noci sulle labbra del partner o tracce di soia su determinati alimenti[3, 4].

Fattori che aggravano le allergie

Se avete un’allergia non è detto che reagirete automaticamente alla più piccola traccia di un allergene. C’è una cosiddetta soglia di reazione, ovvero una determinata quantità di allergene, a partire dalla quale insorgono i disturbi. Chi è allergico alle arachidi, ad esempio, ha spesso una soglia di reazione molto bassa. A loro basta solo una piccolissima briciola di arachide per causare immediatamente una lingua patinata e far gonfiare il collo.

Stress, sport e infezioni possono abbassare la soglia di reazione. In questo modo sarà più probabile che soffriate di una reazione allergica.

Durante o subito dopo lo sport, il rischio di una reazione allergica è più alto. Questo fenomeno ha addirittura un nome: anafilassi da esercizio fisico (EIA). Se dopo aver fatto sport consumate un alimento al quale siete allergici, può venirvi l’orticaria o il prurito o potreste sentirvi frastornati. Dovreste evitare gli allergeni alimentari dalle quattro alle cinque ore prima di ogni allenamento[32].

Secondo alcuni studi, lo stress può aggravare i sintomi di un’allergia o farli comparire più spesso. Se soffrite di un’allergia e siete spesso stressati, vale quindi la pena di cercare il riposo in maniera mirata. In questo caso possono aiutare le tecniche di rilassamento, come yoga, training autogeno e rilassamento muscolare progressivo.

Anche le infezioni possono peggiorare le allergie. La temperatura troppo elevata può provocare un aumento della circolazione sanguigna, facendo arrivare più allergeni nel sangue. Per quanto riguarda le infezioni nel tratto stomaco-intestino, un fattore aggravante è costituito dalla quantità più elevata di proteine non digerite che attraversano la mucosa. Così queste proteine trovano un sistema immunitario sensibilizzato e provocano più in fretta una reazione allergica[34].

Tra gli scienziati si discute dell’alcol come fattore che aggrava le allergie. In alcuni study case i sintomi dell’allergia peggioravano sotto l’effetto dell’alcol, inoltre, gli alcolisti presentano un numero di anticorpi IgE più elevato. Tuttavia, non ci sono ancora prove affidabili per questa teoria[34].

Test sulle allergie alimentari

Pensate di avere un’intolleranza per un determinato alimento perché dopo ogni pasto si presentano sintomi come eruzioni cutanee, lingua patinata o disturbi gastrointestinali? Allora vale la pena fare un test per le allergie alimentari. Ci sono quattro test convenzionali che permettono di riconoscere le allergie[29]:

  • Prick test
  • Esame del sangue per gli anticorpi IgE
  • Dieta di eliminazione
  • Test di provocazione orale

Il prick test e l’esame del sangue fornisconoindicazioni su un’eventuale sensibilizzazione nei confronti di determinati allergeni. La dieta di eliminazione e il test di provocazione servono a scoprire se dietro la sensibilizzazione si nasconde anche un’allergia con dei disturbi.

Prick test

Con il prick test, il medico introduce sottopelle, normalmente nell’avambraccio o sulla schiena, degli allergeni dissolti in un liquido. Se uno dei punti si gonfia, significa che è presente una sensibilizzazione all’allergene applicato in quel punto.

Il prick test fornisce dei primi risultati veloci e non è doloroso, tuttavia, dopo l’esame può insorgere un forte prurito[30].

Prick test, test cutaneo per allergie

Esame del sangue IgE

I laboratori sono in grado di cercare determinati anticorpi IgE nel sangue. Il vantaggio di questo esame del sangue è che con un solo prelievo di sangue è possibile controllare diverse allergie alimentari. Se determinati anticorpo sono particolarmente presenti nel vostro sangue, significa che avete una sensibilizzazione per gli allergeni corrispondenti.

Tuttavia, questo non vuol dire che avete un’allergia! In quel caso si verificherebbero altri disturbi quando assumete l’alimento interessato. In alcuni casi non è difficile da capire, in altri, invece, le reazioni si manifestano in ritardo o non sono chiare. In queste occasioni possono aiutare la dieta di eliminazione o il test di provocazione[30].

Capita che dall’esame del sangue IgE risultiate sensibilizzati a un alimento, ma non presentiate disturbi quando lo mangiate. In questi casi non dovete eliminarlo del tutto dalla vostra dieta. Probabilmente, il vostro corpo ha sviluppato un’immunotolleranza che può però perdere se non assumente quell’alimento per un lungo periodo di tempo. Si consiglia di consumare l’alimento solo ogni quattro giorni. In questo modo potrete assicurarvi che il vostro intestino non venga sovraffaticato. Un’ulteriore possibilità è che la causa reale della reazione osservata sia una reazione crociata con allergeni respiratori.

Test di reazione alimentare cerascreen®

L’esame del sangue IgE non deve essere necessariamente eseguito da un medico. I test fai da tecome il test per le intolleranze alimentari vi consentono di effettuare da soli a casa un prelievo di sangue con una piccola puntura al dito. Dopodiché, basta inviare il sangue prelevato al laboratorio specializzato che verifica la presenza di anticorpi IgE specifici nel vostro sangue. Gli alimenti esaminati nel test coprono il 95 percento delle cause tipiche di allergie alimentari in Europa.

Dieta di eliminazione

Con una dieta di eliminazione eliminate dalla vostra dieta gli alimenti sospettati di provocare allergie. Questa dieta costituisce spesso il provvedimento consigliato anche dai medici, quando un prick test o un esame del sangue evidenziano una sensibilizzazione.

Se volete scoprire eventuali allergie alimentari, la dieta di eliminazione dovrebbe essere seguita per un periodo che va dalle due alle quattro settimane al massimo, e sempre per un solo alimento alla volta. In questo lasso di tempo, se siete allergici a quell’alimento, i primi effetti dovrebbero rendersi riconoscibili e addirittura, spesso si fanno notare addirittura molto velocemente anche dei cambiamenti[29].

Test di provocazione

Il test di provocazione può confermare definitivamente un’allergia alimentare. Questo test deve essere sempre eseguito da un medico, poiché c’è il rischio di uno shock allergico. Il dottore vi somministrerà l’alimento che deve essere testato e controlla se si verifica una reazione. Se non si manifesta nessun sintomo, significa che non c’è nessuna allergia.

Allergie alimentari: terapia

Non si può effettuare una vera e propria terapia per le allergie alimentari. Chi ne ha una deve conviverci, a meno che non scompaia da sola. Tuttavia, a seguito di una diagnosi affidabile, è possibile evitare le cause scatenanti, mitigare i disturbi più gravi con dei medicinali e armasi di un set di emergenza per lo shock anafilattico.

Evitare le cause scatenanti ed alimentarsi in maniera equilibrata

È ovvio: se avete un’allergia alimentare dovreste evitare di assumere l’alimento interessato, anche se in piccole quantità. Se l’allergia è accompagnata da gravi disturbi o se sussiste addirittura il pericolo di uno shock allergico, dovreste esaminare attentamenteil contenuto riportato sulla confezione. Proprio gli alimenti che hanno subito molte lavorazioni contengono spesso ingredienti che non ci si aspetterebbe.

Un’ordinanza dell’UE impone ai produttori di alimenti di riportare in grassetto sui loro prodotti i 14 fattori che provocano più spesso allergie e intolleranze/strong>: cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, fagioli di soia, latticini, frutta a guscio (noci), sedano, senape, semi di sesamo, diossido di zolfo e solfati, lupini, molluschi. La dicitura „Può contenere tracce di“ non è regolamentata e i produttori la applicano su base volontaria.

Se siete intolleranti solo a uno o due alimenti è spesso semplice eliminarli o sostituirli all’interno della vostra dieta. Se voi o la vostra famiglia avete diverse allergie alimentari, tuttavia, ciò diventerà presto complicato. In questi casi, gli esperti consigliano una consulenza nutrizionale, nell’ambito della quale potrete imparare come evitare gli allergeni e assicurarvi comunque un’alimentazione equilibrata.

Medicinali: antistaminici

Gli antistaminici, conosciuti anche come pastiglie anti-allergia, indeboliscono o rafforzano l’effetto dell’istamina, la sostanza messaggera. In questo modo è possibile ridurre le reazioni allergiche in tutto il corpo. Vengono impiegati per la febbre da fieno, ma possono anche alleviare i disturbi leggeri di un’allergia, come le eruzioni cutanee, il prurito al palato e la nausea. Le sostanze più convenzionali sono cetirizina e loratadina, sono disponibili in farmacia in gocce e pastiglie senza prescrizione medica.

Tuttavia, in caso di shock allergico, normalmente l’effetto degli antistaminici non basta. Per questo motivo, molte persone fortemente allergie ad allergeni pericolosi, come noci e animali dal guscio duro portano spesso con sé un set di emergenza. Il set di emergenza contiene una adrenalin pen, che viene iniettata nella coscia, del glucocorticoide e, per gli asmatici, anche un inalatore.

Intolleranze alimentari

Un’allergia alimentare, così dice la definizione, è sempre una reazione del sistema immunitario, che coinvolge determinati anticorpi, nella maggior parte dei casi, anticorpi IgE. Da queste si distinguono leintolleranze alimentari, che provocano reazioni non immunologiche agli alimenti.

Fanno parte delle intolleranze anche la celiachia (malattia celiaca),le intolleranze allattosio, fruttosio, sorbitolo e istamina , nonché le intolleranze mediate da IgG4. Secondo gli esperti, tra il 15 e il 20 percento della popolazione mondiale è colpito da intolleranze, le donne più degli uomini[38,40]. Le cause di un’intolleranza non sono sempre chiare, tra i fattori possibili ci sonola predisposizione genetica e gli influssi esterni[42].

Molte persone credono di essere intolleranti a un alimento, ma in realtà questo corrisponde alla realtà solo in un numero minimo di casi. In un sondaggio svolto in Gran Bretagna, il 20 percento delle persone era convinto che nel suo nucleo familiare ci fossero delle intolleranze alimentari. Gli esami hanno però dimostrato che di questo 20 percento solo il 2 percento presentava realmente un’intolleranza[39].

Quali sono i sintomi che accompagnano le intolleranze?

Al contrario delle allergie, le intolleranze si manifestano normalmente in maniera ritardata. Se mangiate qualcosa alla quale siete intolleranti, possono volerci ore prima che si presentino dei disturbi. Perciò è spesso difficile riconoscere un’intolleranza e scoprire a quale alimento è legata.

I sintomi di un’intolleranza si manifestano nella maggior parte dei casi nel tratto gastro-intestinale. Soprattutto una spiacevole flatulenza costituisce un sintomo tipico, ma possono anche verificarsi nausea, costipazione, diarrea e vomito. Sono possibili anche altri sintomi.

Fonti

  1. Häufigkeit allergischer Erkrankungen in Deutschland, https://edoc.rki.de/oa/articles/reSp8JYqnpVo/PDF/20xkoi9E0FU4w.pdf
  2. Kasper, H., Burghardt, W.: Ernährungsmedizin und Diätetik. Elsevier, Urban & Fischer, München (2014)
  3. Skypala, I.: Adverse food reactions--an emerging issue for adults. J. Am. Diet. Assoc. 111, 1877–1891 (2011). doi:10.1016/j.jada.2011.09.001
  4. Roitt, I.M., Brostoff, J., Male, D.K. eds: Kurzes Lehrbuch der Immunologie. Thieme, Stuttgart (1995)
  5. American College of Allergy, Asthma & Immunology: Food Allergy, http://acaai.org/allergies/types/food-allergy
  6. Patel, B.Y., Volcheck, G.W.: Food Allergy: Common Causes, Diagnosis, and Treatment. Mayo Clin. Proc. 90, 1411–1419 (2015). doi:10.1016/j.mayocp.2015.07.012
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  8. Björkstén, B.: Genetic and environmental risk factors for the development of food allergy. Curr. Opin. Allergy Clin. Immunol. 5, 249–253 (2005)
  9. Naleway, A.L.: Asthma and Atopy in Rural Children: Is Farming Protective? Clin. Med. Res. 2, 5–12 (2004)
  10. Sepp, E., Julge, K., Vasar, M., Naaber, P., Björksten, B., Mikelsaar, M.: Intestinal microflora of Estonian and Swedish infants. Acta Paediatr. Oslo Nor. 1992. 86, 956–961 (1997)
  11. S3-Leitlinie Allergieprävention - Update 2014. Leitlinie der Deutschen Gesellschaft für Allergologie und klinische Immunologie (DGAKI) und der Deutschen Gesellschaft für Kinder- und Jugendmedizin (DGKJ), http://www.awmf.org/uploads/tx_szleitlinien/061-016l_S3_Allergiepr%C3%A4vention_2014-07.pdf
  12. Molloy, J., Allen, K., Collier, F., Tang, M.L.K., Ward, A.C., Vuillermin, P.: The Potential Link between Gut Microbiota and IgE-Mediated Food Allergy in Early Life. Int. J. Environ. Res. Public. Health. 10, 7235–7256 (2013). doi:10.3390/ijerph10127235
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